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La musica del silenzio HP cuore

Partirei dalla consapevolezza che prima di ogni espressione musicale o letteraria o artistica in generale esiste il silenzio. Il silenzio è la somma di musiche silenziose e non denota la semplice assenza di suoni o di parole. Il silenzio è la condizione essenziale per mezzo della quale possono emergere e farsi spazio parole e suoni.

Il silenzio non è vuoto. Il silenzio, vi propongo di viverlo e percepirlo, come pieno di una musicalità  allo stato originario. Un esempio di vuoto? Il vuoto mentale. Questo non è un vero  “vuoto” benSì lo spazio attraverso la quale l’intuizione, l’idea, assume una forma passando dallo stato di nuvola alla realtà percepibile. Nella nuvola però è già presente tutto ciò che è necessario.

Poi certo c’è una differenza sostanziale tra una creazione musicale, artistica in genere ed una letteraria. Quest’ultima sorge dal raziocinio dal lobo logico del cervello mentre  la melodia musicale nasce dal  lobo analogico, dall’emotività.   Rammentate la frase attribuita a Shakwspeare ?

Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

E vi propongo anche una altra visione: il nostro corpo, cellule su cellule, microrganuli e nuclei, vacuoli e materiale organico ed inorganico. Tutto ciò lo ridimensioniamo a elettroni. Tra un elettrone e l’altro infinito spazio….silenzioso!

Eppure in questo infinito spazio silenzioso spazio che è stata trovata l’essenza di una musicalità che tutto avvolge e penetra.

 

Trattandosi di argomento così differenziato,  al fine di esprimere un senso compiuto almeno su uno dei due aspetti in esame, vorrei utilizzare la capacità descrittiva “delle parole” per illustrare -in termini empiricamente comprensibili – l’importanza della musica ecologica per la psiche umana. Non a caso nel confucianesimo uno degli aspetti conduttivi all’armonia sociale è la musica. Ma attenzione quando si parla di musica non si intende il rumore elettronico e cacofonico al quale ci hanno assuefatti i tecnologi moderni del suono.

Nel campo musicale  dobbiamo invece far sì che gli studi sull’acustica  abbiano un valore positivo. Quali sono i suoni che intendiamo privilegiare, conservare, moltiplicare? Per capire questo discorso dobbiamo imparare a scegliere il suono al quale sottoporci. Possiamo cominciare discriminando fra l’ascolto volontario della nostra melodia preferita ed il martellamento della musica indiretta. Questa presa di coscienza non ci potrà certo impedire l’ascolto della musica indiretta, spesso ammannitaci nelle forme più subdole come quando si va al supermercato o si ascoltano musiche strane su internet o televisioni (e dir si voglia), ma ci consentirà comunque di abituarci al distacco ed al discernimento in modo da non cadere vittime degli incantatori pubblicitari.

Infatti la sottomissione passiva (ignorante) alla musica indiretta è fonte di stravolgimento culturale e mutazione dei costumi (esattamente ciò che vuole la pubblicità..). Se restiamo vittime di questo influsso la musica, che è l’arte più vicina alla spirito (essendo nata proprio in funzione del nutrimento spirituale) ed orgoglio della nostra tradizione millenaria, smette di essere una cosa nata per “illuminare” la mente umana, allietando il nostro vivere, ma diventa fonte di confusione ed alienazione dalla vita.

Oggi nella società in cui tutto è consumo ed appropriazione materialistica anche la musica è una merce di cui “godere” senza ritegno sino alla nausea ed alla negazione dell’armonia. “Gli uomini, cosiddetti civilizzati, sono diventati feroci uditori ma in realtà non sanno più ascoltare! Usano il suono come una droga stordente dimenticando così di godere del significato e del valore di quanto viene ascoltato” (Walter Maioli, etnomusicologo).

Anche le culture aborigene sono minacciate dalla massificazione musicale in corso, la musica dolce e profonda dell’oriente, delle Americhe o d’Australia rischia di restare contaminata irrimediabilmente dall’ondata volgare di suoni elettronici e decadenti della musicaccia occidentale di taglio consumista. “E’ pur vero che le diverse civiltà possono crescere attraverso ibridazioni e contatti, ciò è sempre avvenuto in passato, ma dovrebbero poter continuare ad evolversi senza subire una colonizzazione assoluta e perciò inaccettabile” (Roman A. Vlad, musicista).

Nell’ascolto non si tratta perciò di mettere in contrapposizione la musica elaborata, ricca di significati simbolici, con quella popolare e primitiva… piuttosto, ai vari livelli, di sottolineare la profonda e radicale differenza delle finalità fra un prodotto di consumo ed opere in cui la ricerca estetica continua ad essere portata avanti.

E qui tocchiamo il problema dell’inquinamento acustico… (e non solo nelle città, poiché ormai esso impera ovunque) per scoprire che mentre un pubblico sempre più vasto si sottopone, più o meno volontariamente, ai prodotti musicali di consumo, s’impone per “l’ascoltatore” di qualità un eccessivo sforzo discriminatorio e di pazienza per non restare coinvolto e sconvolto dal rumore della diffusione di massa.

Occorre evitare che la capacità melodica, che fece sognare l’uomo per millenni e che è ormai una componente emozionale della sua vita spirituale, cada vittima dei “petrolieri” musicali. La melodia, che ha il silenzio come base, non deve infatti soccombere ad un’era perversa e sordida frastornata da ogni rumore. Il rischio inverso, dicevo sopra, è l’assuefazione inconscia al frastuono e la perdita totale della capacità di ascolto.

E vorrei ora ricordare ai convalescenti desiderosi di cure melodiose un qualcosa che possiamo fare per recuperare l’amore per i suoni naturali. Quando ci rechiamo in campagna, sulla riva di un fiume, in qualsiasi ambito naturale, abituiamo l’orecchio al vuoto, spegniamo ogni brusio tecnologico, non parliamo, lasciamo che la natura trasmetta i suoi messaggi: il ronzio di un’ape sui fiori, il guizzo d’ala di un passero, un refolo di vento tra le foglie, il fruscio dei nostri passi sul sentiero… In tal modo sentiremo nascere dentro di noi una nuova armonia, che parte dal cuore…

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about Poppi Claudia

Modenese di nascita, sfoglina di tradizione che porto nel lavoro di Team Bulding la sua passione per la pasta. Amante della semplicità, nel cibo e nelle relazioni. Amo il pensiero di Italo Calvino quando dice che la leggerezza è il contrario della superficialità. Mi occupo di crescita personale e di agevolare la trasformAzione dal 1997 come freelance. Dal 2012 le giornate le investo per aiutare persone, aziende e professionisti a trasformare in modo efficace se stessi e il loro mondo in meglio. Consulente in Sostenibilità per mettere in accordo felicità e produttività. Sostenibilità è una opportunità.

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