Azienda, Benessere Globale, Felicità

Avere il manager della felicità in azienda è fare goal

Achor, Il Vantaggio della FelicitàL’idea del manager della felicità è americana, dove sono già un passo avanti nel comprendere quanto essere felici, aperti e positivi promuova sostanziali incrementi di benessere personale e di fatturato aziendale.

Questa equazione sul valore della felicità e produttività è già datata se pensiamo che risale ai primi anni duemila per questo ripubblico volentieri questo articolo di quattro anni addietro quando inizia a promuovere questo stile di management.

Leggere il  libro, che amo tantissimo, “Il vantaggio della Felicità” di Shawn Achor, per entrare in questo cambiamento di paradigma, mi aprì gli occhi e trasformò il mio approccio a come vivevo e promuovevo lo “Yoga della Risata”.

Come altri Trainer della Risata avevamo a disposizione alcuni studi sui benefici della Risata condotti in India in alcune aziende. Io decisi di applicarmi e approfondire. Memore di tutte le stanchezze e disagi delle varie persone che si rivolgevano a me per il coaching per superare difficolta e stress in azienda, decisi che era urgente e importante andare oltre la semplice risata.

Un manager della felicità promuove una leadership diversa, basata sull’ispirare emozioni positive e che, come teorizza Goleman nei suoi libri (in particolare mi ha colpito molto la lettura di “Essere Leader”), riesce a fare la differenza.

“Il compito fondamentale dei leader è quello di innescare sentimenti positivi nelle persone che gestiscono”

E ancora:

“Essi sanno creare risonanza – una riserva di positività che libera quanto c’è di meglio in ogni individuo”.

essere-leader-golemanGoleman ha chiamato risonanza, prendendo in prestito la parola dalla fisica quantistica, l’orientamento delle emozioni in senso positivo, quando il leader riesce a far esprimere al meglio le capacità di ciascuno e dissonanza l’orientamento in senso negativo.

Io integro con il mio pensiero sostenendo che ogni persona è leader e in ogni ambito. Nei sempre più diffusi modelli organizzativi l’apice del triangolo organizzativo è sempre più vicino alla base questo proprio perché

Il vantaggio per l’azienda

Un ambiente di lavoro negativo è tossico, perché il cattivo umore anche di pochi collaboratori e ancora di più del leader, contagia in maniera negativa l’intero gruppo.

Dal libro di Achor, invece:

Il contagio emotivo positivo inizia quando gli individui imitano inconsapevolmente il linguaggio del corpo, il tono della voce e le espressioni facciali di chi li circonda. […] Una volta riprodotti i comportamenti fisici legati a determinate emozioni, tali emozioni vengono effettivamente provate anche da coloro che hanno emulato il comportamento.

Sorridere, per esempio, inganna la mente, inducendola a pensare che siete felici.

E il cervello inizia a produrre realmente le sostanze chimiche che rendono felici per davvero.

La mente mente per buona pace dei risultati

Gli scienziati chiamano il fenomeno “Ipotesi del Feedback facciale”, che sta alla base del consiglio “Fingi finché non diventa vero.”

Insomma, cambiare la propria espressione facciale o la postura produce un cambiamento emotivo.

più sono felici le persone che vi circondano, quindi, più diventate felici anche voi. E’ Bio – chimica. E’ fisica quantistica.

Più felici siamo sul posto di lavoro, maggiore positività trasmettiamo ai nostri colleghi, ai membri del team e ai clienti, cosa che diffonde emozioni di un intero gruppo di lavoro.

Una sorta di effetto domino, studiato da Sigal Barsade, psicologo di Yale.

L’esperimento assegna un compito al team e chiede ad un membro – senza dirlo al gruppo – di essere estremamente positivo. Quando l’individuo prende parte al meeting, il suo umore diventa contagioso all’istante, influenzando tutti i presenti e contribuendo a migliorare le performance di ogni singolo componente del team, e l’abilità di portare a termine il compito come gruppo.

Nei team dove un elemento dà il via al contagio emotivo positivo c’è maggiore collaborazione e performance migliori.

Un solo membro positivo può influenzare sia l’atteggiamento individuale e le performance di chi lo circonda, sia le dinamiche e i risultati del gruppo.

Inoltre, si lavora di più (e con maggiore profitto) se la felicità contribuisce a stimolare e coltivare i talenti. Rendendo l’ambiente di lavoro un luogo più gradevole,  la produttività aumenta. E aumentano perfino le capacità – individuali e collettive – di affrontare nuove sfide. Ne è convinto Alexander Kjerulf, consulente aziendale e cofondatore di WooHoo inc – Happiness at work.

Il manager della felicità

ALEXANDER KJERULFDopo attente analisi Kjerulf, autore di ben quattro bestseller sull’argomento, ha capito che un ambiente di lavoro sano, felice e senza musi lunghi, sia la soluzione ad ogni problema e la chiave per aumentare il profitto e rendere tutti maggiormente produttivi.

Dal sito di Alexander Kjerulf si legge che la professione del CHO, Chief Happiness Officer – sostanzialmente un manager delle risorse umane che si occupa della felicità dei dipendenti – ha un doppio risvolto, pratico e d’ispirazione: attenzione per il benessere dei singoli ed esempio per portare leggerezza, serenità e buonumore in azienda.

In cosa consiste praticamente il lavoro del Manager della felicità?

Eventi, iniziative o progetti che possano produrre effetti benefici sui dipendenti o la creazione di benefit per agevolare la vita del singolo e un attenzione particolare a comprendere le esigenze di tutti.

I suoi compiti?

Misurare il livello di gratificazione e soddisfazione dei lavoratori e individuare politiche in grado di migliorarlo.
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L’obiettivo finale?
Creare le condizioni ideali per la felicità di tutti i dipendenti aziendali.

“Stiamo parlando di una figura che deve naturalmente ispirare la felicità negli altri, deve essere simpatico e divertente e deve anche avere idee e molta, moltissima energia. Oltre alla felicità c’è un altro requisito fondamentale per il CHO: deve realmente preoccuparsi del benessere dei dipendenti”. Alexander Kjerulf  al Guardian

A certi livelli potrebbe essere inteso anche come welfare tutto ciò?

Forse.
Gli obiettivi intermedi sono le migliori performance del lavoratore, aumento della produttività, maggiore coinvolgimento nelle attività quotidiane e maggiore coesione nei team di lavoro.
Aspetti da non sottovalutare, se si pensa che ben il 20% dei lavoratori europei e del nord America non è coinvolto attivamente nell’organizzazione aziendale.
Ecco perché, forse, assumere uno Chief Happiness Officer potrebbe essere una idea geniale.

I goal di una felicità sostenibile

Tutti siamo chiamati a nuovi stii di leadership prima di tutto per noi stessi. Claudia Poppi CSR BOLOGNA 17 goal ONU
Tutto ciò rende le azioni di trasformAzione aziendale sostenibili.
In ambito di responsabilità sociale di impresa sono a sottolineare il valore di azioni che rendono beneficio alle persone, chiamiamolo capitale sociale, che lavorano in azienda e ai loro familiari conseguentemente,  innescano processi virtuosi.
Questi processi virtuosi si trasforma  in profitto profittevole. Scusate il gioco di parole.
i 17 Goal proposti dalle direttive europee sono la concretizzazione di una attenzione al valore della felicità per tutti i cittadini europei.
La sostenibilità passa per la consapevolezza di come sia importante realizzare una felicità possibile per tutti perchè Felicità per tutti è importante per essere felici sempre.
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about Poppi Claudia

Modenese di nascita, sfoglina di tradizione che porto nel lavoro di Team Bulding la sua passione per la pasta. Amante della semplicità e della leggerezza, nel cibo e nelle relazioni. Amo il pensiero di Italo Calvino quando dice che la leggerezza è il contrario della superficialità. Mi occupo di crescita personale ed educazione al cambiamento dal 1997 come freelance. Dal 2012 uso le mie giornate per aiutare persone, aziende e professionisti a cambiare in modo efficace se stessi e il loro mondo in meglio per avere risultati ancora migliori. CHO, Chief Happiness Officer per mettere in accordo felicità e produttività.