Azienda, Consapevolezza, Felicità

Studiare la felicità o viverla?

Lezioni dal più lungo studio sulla felicità danno ottimi riferimenti e portano interessanti riflessioni. Alle domande  – “Cosa ci mantiene in salute e felici lungo il corso della vita? Se adesso dovessi investire sul te stesso migliore del futuro, dove impiegheresti il tuo tempo e le tue energie? …tu cosa risponderesti?…come ti senti nel cogliere queste domande rivolte a te ora?

Una recente indagine sulla Generazione Y ha chiesto loro quali fossero i più importanti obiettivi nella vita e oltre l’80 % ha risposto che l’obiettivo più importante nella vita era diventare ricco. Un altro 50% degli stessi giovani ha risposto che il maggiore obiettivo nella vita era diventare famoso.

Ci viene detto costantemente di impegnarci al lavoro, di dare il meglio e ottenere sempre di più. Abbiamo l’impressione che queste siano le cose di cui dobbiamo preoccuparci per avere una bella vita. Immagini di vite intere, delle scelte delle persone e di come queste influenzano le loro vite, quelle immagini sono quasi impossibili da avere. 

La maggior parte delle cose che conosciamo sulla vita umana le sappiamo chiedendo alle persone di ricordare il passato e come sappiamo, un giudizio retrospettivo è tutto fuorché obiettivo. Dimentichiamo una grande quantità dei fatti che ci accadono nella vita, e qualche volta la memoria è davvero creativa.

Claudia Poppi Azienda Felice Bologna Counseling Coaching Bologna

E se avessimo l’opportunità di osservare intere vite mentre vengono vissute? Se potessimo studiare le persone dall’adolescenza fino all’età matura per vedere cosa realmente le mantiene felici e in salute?

Lo studio di Harvard sullo sviluppo adulto potrebbe essere lo studio più lungo mai effettuato. Loro lo hanno fatto. Per 75 anni, hanno seguito le vite di 724 uomini, anno dopo anno, chiedendo del loro lavoro, del loro quotidiano, della loro salute, lungo il percorso delle loro vite senza sapere come le loro storie si sarebbero evolute. Precisazione UOMINI, persone di genere maschile in una epoca in cui tutto facilmente veniva rivolto ai maschi. Solo una precisazione la mia perchè amerei avere altro studio che coinvolge il genere femminile per poter affiancare i due “risultati”. Ciò non mi è dato , d’altronde sono e rimango curiosa e vi porto anche questa mia curiosità. 🙂

Riprendo il filo. Studi come questi sono estremamente rari. Quasi tutti i progetti di questo tipo decadono nel giro di un decennio perché troppe persone abbandonano lo studio, o perchè finiscono i finanziamenti, o i ricercatori vengono distratti, o muoiono, e nessuno va avanti. 

Grazie a una combinazione favorevole e alla perseveranza di diverse generazioni di ricercatori, questo studio è sopravvissuto. Circa 60 dei nostri 724 uomini iniziali, sono ancora vivi, stanno ancora partecipando allo studio, la maggior parte di loro ha 90 anni. E oggi stanno iniziando a studiare gli oltre 2 000 bambini di questi uomini. 

A partire dal 1938, hanno seguito le vite di due gruppi di uomini. Il primo gruppo ha preso parte allo studio mentre erano matricole ad Harvard. Tutti hanno finito gli studi durante la II guerra mondiale, e subito dopo la maggior parte è andata in guerra. Il secondo gruppo che hanno seguito era un gruppo di ragazzi delle periferie più povere di Boston, ragazzi che sono stati scelti per lo studio proprio perché venivano dalle più problematiche famiglie svantaggiate della Boston degli anni ’30. La maggior parte viveva in case popolari, molti senza acqua corrente.

Quando hanno aderito allo studio, a tutti è stato fatto un colloquio. Hanno fatto esami medici. I ricercatori sono andati nelle loro case e  parlato con i loro genitori. E poi questi ragazzi sono diventati adulti che hanno fatto ogni sorta di percorso. Sono diventati operai e avvocati e muratori e medici, uno, Presidente degli Stati Uniti. Alcuni alcolisti. Una piccola parte schizofrenici. Alcuni hanno scalato la piramide sociale dal basso fino alla cima, e altri hanno fatto lo stesso viaggio ma nella direzione opposta.

I fondatori di questo studio mai, nei loro sogni più indomiti, avrebbero potuto immaginare che oggi, 75 anni dopo,  che lo studio stesse ancora continuando. Ogni due anni, lo scrupoloso staff di ricercatori chiama gli uomini e chiede loro se possono spedirgli un altro set di domande sulle loro vite. 

Molti degli uomini delle periferie di Boston chiedono “Perchè volete continuare a studiarmi? La mia vita non è così interessante.” I ragazzi di Harvard non  lo chiedono. :-)))

Per avere un quadro più chiaro di queste vite, non si limitano a inviare questionari. Parlano con loro in salotto. Prendono le cartelle cliniche dai medici. Analizzano il loro sangue, ne esaminano i cervelli, parlano ai loro figli. Li filmano mentre parlano con le loro mogli delle preoccupazioni più grandi. Quando, circa un decennio fa, …i ricercatori hanno chiesto alle mogli se volessero partecipare allo studio, molte di loro ci hanno detto, “Beh, era ora.” :-))) cosa vi dicevo io!!!

Quindi cosa abbiamo imparato? Quali lezioni sono racchiuse nelle decine di migliaia di pagine di informazioni  generate su queste vite? Le lezioni non riguardano la ricchezza o la fama o lavorare sempre più sodo.

Claudia Poppi Azienda Felice Bologna Counseling Coaching Bologna

 Il messaggio più chiaro che otteniamo da questo studio di 75 anni è questo: le buone relazioni ci mantengono felici e più sani. Punto.

Abbiamo imparato tre grandi lezioni in merito alle relazioni. 

  • La prima è che le connessioni sociali ci fanno molto bene, e che la solitudine uccide. Risulta che le persone che sono socialmente più connesse alla famiglia, agli amici, alla comunità, sono più felici, più sane fisicamente, e vivono più a lungo delle persone che sono meno connesse. L’esperienza della solitudine risulta essere tossica. Le persone isolate dagli altri più di quanto vorrebbero sono meno felici, la salute peggiora prima nella mezza età, il cervello comincia a cedere prima e vivono vite più brevi rispetto alle persone che non sono sole. Il fatto triste è che anche ora, più di un americano su cinque dice di essere solo. Sappiamo che ci si può sentire soli in una folla, o in un matrimonio, quindi
  • la seconda grande lezione è che non è solo il numero di amici che si ha, e nemmeno se si vive una relazione stabile o meno, ma è la qualità delle relazioni più strette che importa. Risulta che vivere in mezzo ai conflitti è molto nocivo per la nostra salute. I matrimoni molto litigiosi, ad esempio, senza abbastanza affetto, risultano essere nocivi per la salute, forse più di un divorzio. Vivere circondati di buone relazioni calorose, è protettivo.

Si è voluto revisionare la loro mezza età per capire se potevamo predire chi sarebbe diventato un ottuagenario felice e in salute e chi invece no. E quando hanno messo insieme tutto quello che sapevano su di loro a 50 anni, non era il loro livello di colesterolo a dire come sarebbero invecchiati. Era invece il grado di soddisfazione delle loro relazioni. Le persone più soddisfatte delle loro relazioni a 50 anni erano le più in salute a 80. 

Buone relazioni intime sembrano proteggerci dagli acciacchi della vecchiaia. Gli uomini e donne più felici della loro vita di coppia ci hanno detto, a 80 anni, che nei giorni di maggiore dolore fisico il loro umore si è mantenuto positivo. Invece, alle persone con relazioni infelici, nei giorni più difficili il dolore è sembrato più forte, ingigantito dal dolore emotivo.

  • La terza grande lezione sulle relazioni e la nostra salute è che le buone relazioni non proteggono solo il nostro corpo, ma anche il nostro cervello. Risulta che avere una relazione stabile con una persona a 80 anni è protettivo. Risulta che le persone che hanno relazioni in cui sanno di poter contare sull’altro in caso di bisogno, hanno una memoria più acuta per più tempo. Le persone che vivono relazioni in cui sentono di non poter contare sull’altro, sperimentano un declino celebrale più precoce. Le buone relazioni non devono necessariamente essere sempre perfette. Alcuni coppie di ottuagenari possono bisticciare un giorno sì e un giorno no, ma finché sentono di poter davvero contare sull’altro quando le cose si fanno difficili quei litigi non scalfiscono per nulla i loro ricordi.

Così il messaggio è che delle buone relazioni sono positive per la salute e il benessere, è saggezza vecchia come il mondo. 

Perché è così difficile da ottenere e così facile da ignorare? Beh, siamo umani. Ci piace una soluzione rapida, qualcosa da poter ottenere che renda felice la nostra vita e la mantenga così.Le relazioni sono caotiche e complicate e il duro lavoro di prendersi cura della famiglia e degli amici, non è né sexy, né popolare. Dura tutta la vita, non finisce mai. Le persone del nostro studio più felici in pensione erano le persone che hanno lavorato per trasformare i colleghi in nuovi amici. Come la generazione Y del nostro recente sondaggio, molti dei nostri uomini sulla soglia dell’età adulta pensavano davvero che fama, fortuna e grandi conquiste fossero quello che dovevano inseguire per avere una vita serena. 

Ma molte volte in questi 75 anni, il nostro studio ha dimostrato che le persone che se la passavano meglio avevano investito sulle relazioni con la famiglia, gli amici, la comunità.

E voi? Diciamo che avete 25 anni, o 40 o 60 anni. Cosa significa curarsi delle relazioni?

Dunque, le possibilità sono praticamente infinite. Può essere semplicemente dedicare più tempo alle persone invece che alla tv, o vivacizzare una relazione spenta facendo qualcosa di nuovo insieme, lunghe passeggiate o uscite serali, o rimettersi in contatto con un familiare che non si sente da anni, perché le comuni faide familiari richiedono un grosso tributo alla persone che tengono il muso.

Mark Twain, più di un secolo fa, riguardando la sua vita, ha scritto:

“La vita è così breve, non c’è tempo per litigi, scuse, rancori, rese di conti. C’è solamente il tempo per amare e solamente un istante, per così dire, per quello.”

Una vita serena è costruita su delle buone relazioni.

Come sarebbe se oggi potessimo dire “ti amo” alle persone che amiamo una volta in più di ieri?

Sentiamo resistenza verso questa possibilità?…se sentite ciò potrebbe essere sostenerne un perCorso per lasciar andare rancori e credenze limitanti rispetto al valore delle emozioni e migliorare le relazioni?

Vi aspetto con le proposte individuali o azienda per essere #feliciSempre perchè #feliciSiDiventa.

A presto 

Claudia Poppi

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about Poppi Claudia

Modenese di nascita, sfoglina di tradizione che porto nel lavoro di Team Bulding la sua passione per la pasta. Amante della semplicità e della leggerezza, nel cibo e nelle relazioni. Amo il pensiero di Italo Calvino quando dice che la leggerezza è il contrario della superficialità. Mi occupo di crescita personale ed educazione al cambiamento dal 1997 come freelance. Dal 2012 uso le mie giornate per aiutare persone, aziende e professionisti a cambiare in modo efficace se stessi e il loro mondo in meglio per avere risultati ancora migliori. CHO, Chief Happiness Officer per mettere in accordo felicità e produttività.

Comments (3)

    1. Claudia Poppi:

      MI riempie di gioia quanto scrivi. Sei il motivo per cui persevero …grazie delle tue parole. Partecipa con il cuore.:-)
      Condividi con altre persone questi contenuti. Clima like qui, Diffondi con i mezzi che puoi, la felicità e i suoi strumenti….è un modo per essere partecipante! Abbraciatamente! Claudia

  1. Antonella:

    in una giornata come oggi avevo proprio bisogno di leggere nero su bianco che la felicità esiste.
    Sono giorni e giorni che devo aprire questa mail ….oggi era quello giusto!
    Grazie grazie grazie…

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