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Ansia e stress sul posto di lavoro: cos’è e come migliorare

Lunedì mattina, primo caffè… e ansia. Il pensiero di andare in ufficio che schiaccia. Mail da smaltire, scadenze, obiettivi da raggiungere. E per cosa? Ottenere una promozione, più soldi? Questo ci renderebbe felici? La filosofia del lavoro di molti di noi parte dal paradigma sbagliato:

se lavori sodo, otterrai successo e una volta ottenuto il successo allora, e solo allora, sarai felice.

ciak, si gira! seconda prova…

Lunedì mattina, primo caffè ed entusiasmo. Il pensiero di andare in ufficio che fa brillare gli occhi perchè hai proprio un incontro che desideri e pianifichi da una settimana, in cui condividerai con i tuoi colleghi del team una serie di strategie per migliorare il lavoro in azienda. Brainstorming lo chiamano, tempesta di cervelli, quel fermento che si sente quando si lavora bene e le idee vengono alla luce.

La differenza? La potete sentire nel corpo. La prima scena genera tensione, la seconda … accade davvero?Genera una forma di distensione potremmo dire…una sensazione di apertura, giusto? La prima va in adrenalina e cortisolo che si aggiungono all’effetto del caffè di far tremare le surreni, la seconda genera serotonina, endorfine e ossitocina che tra l’altro rassicurano le surreni stimolate dal caffè.

Quindi, se il successo genera la felicità perché allora le persone che ottengono promozioni o bonus invece non stabilizzano il proprio livello di felicità? Perché il loro livello di stress si alza e la produttività si abbassa?

Secondo un articolo del 2009 di ​Psychology, Health and Medicine, Esiste una specifica patologia definita come “fobia del posto di lavoro”, una reazione di ansia fobica con sintomi di panico che si manifestano quando si pensa di avvicinarsi al posto di lavoro.

Cosa accade quando lo stress sul lavoro ha la meglio?

Il lavoro occupa una parte molto importante del nostro quotidiano, ma l’ambiente e le dinamiche che vi si sviluppano rispecchiano i ritmi che abbiamo oggi: velocità, produttività, efficienza, obiettivi, risultati. E poco o nessuno spazio viene dato alla felicità. Al lavoro, ma anche nelle Università e nelle scuole. Eccellere, sempre, dare il meglio di sé, anche quando il nostro corpo chiede una tregua, anche quando il burnout è dietro l’angolo.

Ogni anno la soglia dell’infelicità si abbassa drasticamente, nei contesti di studio, di lavoro e personali. Il tasso di depressione oggi è 10 volte più alto rispetto a com’era nel 1960. Solo cinquant’anni fa l’età media della comparsa dei primi attacchi depressivi si attestava intorno ai 29 anni e mezzo. Oggi è pressoché dimezzata a 15 anni.

Il costo economico dell’infelicità

Effetti dello stress sulle performance lavorative

Lo stress ha anche un costo economico stimato in Europa in un 1% del Pil, che sale al 3-4% calcolando l’impatto di tutti disturbi di salute mentale sul lavoro (in Germania, negli ultimi 20 anni, sono triplicate le pensioni d’invalidità per questo motivo).

Un quarto delle giornate lavorative perse sono legate alla depressione, così come, al contrario, molti decidono di andare al lavoro anche quando stanno male, con un calo netto della produttività. Il 94% di chi ha una depressione ha problemi di tipo cognitivo, tra il 25 e il 50% ha un sensibile calo della produttività.

Tutto questo genera un malessere che ha dirette conseguenze sia sul singolo e sul suo modo di lavorare, sia sul contesto che lo circonda, generando un ambiente poco produttivo a causa di rapporti tesi, ripicche e malcontenti. Hai mai fatto il conto di quanto questo si ripercuota in termini economici sulla tua azienda?

costo dello stress lavorativo per le aziende

Ansia e stress lavorativo: come riconoscere i segnali

Per valutare bene i sintomi dello stress lavorativo possiamo concentrarci su quattro aree: 

  • Lavorativi: difficoltà a portare a termine i compiti assegnati, disinteresse per le proprie attività e responsabilità professionali, infortuni, malattie, conflittualità, difficoltà relazionali con capi o colleghi, abbassamento delle qualità nelle prestazioni lavorative.
  • Comportamentali: indecisione, insicurezza, impazienza, isolamento, mancanza di autostima, aumento del consumo di alcool con la scusa degli aperitivi e/o delle sigarette e/o di caffé, impulsività e reattività.
  • Psicologici: scarsa concentrazione e attenzione, stanchezza cronica, sensazione di avere la testa vuota, ansia, angoscia, crisi di pianto, pessimismo, cattivo umore, autocommiserazione, attacchi d’ansia o attacchi di panico più o meno manifesti.
  • Psicosomatici (fisici): disturbi del comportamento alimentare, gastroenterici, cardiocircolatori, respiratori, sessuali, dermatologici o del sonno.

I primi segnali arrivano sempre dal nostro corpo, con somatizzazioni anche pesanti e disagi psicosomatici. Ascoltarsi e ascoltare è chiaramente il primo passo per comprendere la situazione e decidere di dover e poter prendere delle contromisure.

Ogni soggetto che soffre di stress da lavoro avrà sicuramente provato uno o più di questi sintomi. Bisogna però fare attenzione e ricordare che sono dovuti a condizioni lavorative inadeguate e malgestite. Persone sotto stress da lavoro arrivano a pensare di essere sbagliate e inadeguate e di dover lasciare il lavoro perché non in grado di portare a termine i propri compiti. È chiaro che questa non è la strada giusta.

Stress e ansia da lavoro: come intervenire

Se si tratta di problematiche relative ai singoli individui, perché le aziende dovrebbero preoccuparsi di attivare progetti e percorsi formativi a livello aziendale? È solo una questione di profitti?

Partiamo dal principio, dal lavoratore oppresso dall’ansia. Se si concentra solo sullo stress, sia un semplice impiegato, un operaio, il top manager o il CEO, se vive il suo quotidiano lavorativo come un lavoro ingrato e noioso, in prima battuta si lascerà sfuggire delle opportunità. La sua mente, impegnata in un frullare di pensieri di risentimento, rabbia e frustrazione, in un corpo invaso da adrenalina e cortisolo, non lo porterà solamente ad essere meno efficiente lavorativamente, ma a comunicare e diffondere il disagio tra gli stessi colleghi. Questa è una dinamica che tutti conosciamo molto bene.

Ossitocina, e serotonina sono molto meglio. Ma come stimoliamo la produzione di questi ormoni? La Psicologia positiva di Still e le neuroscienze PNEI hanno dimostrato senza ombra di dubbio che il legame tra successo e felicità funziona all’inverso, come dicevamo all’inizio di questo articolo, quindi la felicità è il precursore del successo, perchè la felicità porta fortuna.

performance lavorative e stress

In questo grafico ossitocina e serotonina dove sono? E dove cortisolo e adrenalina?

Aspettare di essere felici limita il potenziale per il successo del nostro cervello, mentre avere una mente nutrita e attivata nella sua intelligenza positiva ci rende più motivati a  stare bene, più efficienti nel raggiungimento degli obiettivi e focus personali, resilienti, capaci di gestire le bordate della vita, creativi, quindi in grado di esprimere noi stessi anche sul lavoro e di individuare le soluzioni per i piccoli grandi problemi.

E quando vediamo dei risultati tangibili, prodotti del nostro agire, libri letti, commissioni fatte, pratiche sbrigate, spese fatte, bilanci conclusi, clienti acquisiti, ecc aumenta ulteriormente la nostra felicità e questo è il primo successo.

felicità sul posto di lavoro

Resta la domanda: perché un’azienda dovrebbe investire sulla felicità?

Università di Yale, 2018. Una professoressa esordisce così: “Volete essere felici? Vi insegno come”. E fu così che il corso di “Psychology and the good life” diventò il corso più seguito di tutti i 300 e più anni di storia della nota Università con più di 1200 iscritti in una settimana.

C’è una grande esigenza espressa in questo enorme successo, una necessità di essere felici al di là delle performance, di mettere finalmente la felicità in primo piano. Non si tratta però solo di benessere, ma anche di un approfondimento di tematiche legate ai cambiamenti di comportamento per migliorare le prestazioni, diminuire lo stress e stabilire uno stile di vita positivo.

Bene. Preso coscienza della necessità di felicità anche sul luogo di lavoro, perché rende più produttivi, più creativi, più preparati a cogliere le occasioni giuste al momento giusto, più empatici verso clienti, fornitori, capi e colleghi, perché è contagiosa, perché ci fa amare quello che facciamo… che si fa?

Ci si rivolge ad un CHO, Approfondisci QUI cosa sia un Chief Happiness Officer. “un manager delle risorse umane incaricato di agevolare la felicità dei dipendenti e la loro consapevolezza rispetto al miglioramento degli stili di vita.”. Contattami QUI per approfondire. Se sei una azienda, e tieni alla formazione finanziata, possiamo creare un pacchetto specifico per te.

Attraverso un colloquio iniziale e un progetto personalizzato basato sulle specifiche esigenze aziendali e il fabbisogno formativo dei tuoi collaboratori, vi accompagnerò verso un nuovo benessere, con un’attenzione speciale ai singoli individui per portare leggerezza e buonumore anche nella tua azienda.

superare lo stress lavorativo

Credi che la tua azienda sia pronta ad affrontare un percorso verso il successo economico e umano?

Se hai provato altri percorsi di coaching e formazione e non hai avuto risultati forse è perché non era la felicità l’obiettivo, ma le performance?

Facciamo un salto di paradigma? Potrebbe fare bene a te e alla tua azienda.

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about Poppi Claudia

Modenese di nascita, sfoglina di tradizione che porto nel lavoro di Team Bulding la sua passione per la pasta. Amante della semplicità e della leggerezza, nel cibo e nelle relazioni. Amo il pensiero di Italo Calvino quando dice che la leggerezza è il contrario della superficialità. Mi occupo di crescita personale ed educazione al cambiamento dal 1997 come freelance. Dal 2012 uso le mie giornate per aiutare persone, aziende e professionisti a cambiare in modo efficace se stessi e il loro mondo in meglio per avere risultati ancora migliori. CHO, Chief Happiness Officer per mettere in accordo felicità e produttività.