Azienda, Benessere Globale, Comunicazione che nutre, Consapevolezza

11 affermazioni intelligenti per vivere con resilienza il lavoro e le relazioni

Il valore della comunicazione lo conosciamo bene. In famiglia, al lavoro, nelle relazioni tutto è comunicazione e la comunicazione è tutto! La comunicazione è un fattore che influenza la resilienza e l’approccio residente alle dinamiche di relazione.

Le parole possono essere muri o finestre come come dice il buon Marshall Rosenberg. E sappiamo bene come le parole possano essere in grado di  creare muri nelle relazioni e pregiudicare risultati di benessere e serenità in ogni contesto.

Quindi come generare benessere ? Come le parole possono contribuire al miglior stato tra le persone? Magari anche dove si concentrano vissuti, esigenze e professionalità e dove passiamo una bella fetta della nostra giornata?

L’ambiente di lavoro è effettivamente un contesto ove la comunicazione funzionale al benessere e alla crescita individuale e di gruppo diviene più impellente in questi anni più che mai. Ci sono alcune espressioni che proprio denotano la tua scarsa resilienza e capacità di essere proAttivo a livello comunicativo..

…i muri ribaltati diventano ponti….Edoardo Galeano.

Anche questa frase la dice lunga sul valore della comunicazione. Quali possono essere i muri comunicativi che costruiamo ? Come riconoscerli potrebbe essere importante.

Quali frasi hanno un potere speciale: possiedono l’abilità innata di togliere energia a te e a chi ti circonda e sopratutto c’è di peggio: non si può tornare indietro dopo averle pronunciate.

Non sto parlando di lapsus grossolani, battute scurrili o gaffe politicamente scorrette. I modi per mettersi in cattiva luce non finiscono qui.

Spesso, sono i commenti sottili – quelli che ci dipingono come incompetenti ed insicuri – a fare i danni maggiori. Un danno istantaneo al momento che si vive e che è in grado di avere ripercussioni con effetto “sasso nello stagno”

Non conta quanto talento tu abbia o gli obiettivi raggiunti, ci sono alcune espressioni che cambiano all’istante il modo in cui ti manifesti e vibri all’interno di un contesto. Le persone intorno a te colgono queste modalità in modo sottile, con un livello di consapevolezza anche minimo a volte, certo però che le persone poi ti percepiscono o iniziano a percepirti in cattiva luce in modo profondo. Spesso sono frasi cariche di implicazioni negative che danneggiano un percorso professionale in breve tempo.

 

  1. “Dai che ce la faccio” Ormai“. Ebbene…ormai la frittata è fatta!

 

  1. “Una nuova soluzione è possibile” Abbiamo sempre fatto così”. Il cambiamento portato dalla tecnologia sta avvenendo così rapidamente che perfino una prassi di sei mesi può essere obsoleta. Dire “abbiamo sempre fatto così” non ti fa solo sembrare pigro e restìo al cambiamento, ma porterà il boss a chiedersi perché tu non abbia cercato di migliorare le cose da solo. Se davvero continui a fare le cose nel modo in cui si sono sempre fatte, quasi sicuramente esiste un modo migliore.
  2. “Come posso fare la prossima volta?”” Non è colpa mia”. Non è mai una buona idea scaricare le colpe. Sii responsabile. Se hai avuto un ruolo – per quanto piccolo – in qualcosa che è andato storto, ammettilo. In caso contrario, fornisci una spiegazione imparziale, oggettiva dell’accaduto. Attieniti ai fatti, e lascia che capo e colleghi giungano alle loro conclusioni su chi incolpare. Il momento in cui inizi a puntare il dito è anche quello in cui le persone iniziano a vederti come qualcuno che non si assume la responsabilità delle sue azioni. E questo le fa innervosire. Qualcuno eviterà persino di lavorare con te, mentre altri attaccheranno per primi e t’incolperanno quando qualcosa non andrà per il verso giusto.
  3. “Ce la faccio” “Non posso”. È l’espressione sorellastra di “non è colpa mia”. Alle persone non piace sentirselo dire perché pensano significhi “non voglio farlo”. Dire “non posso” lascia intendere che non sei disposto a fare il necessario per portare a termine un lavoro. Se davvero non puoi fare qualcosa perché ti mancano le competenze necessario, devi offrire una soluzione alternativa. Anziché dire cosa non puoi farlo, dì cosa sai fare. Ad esempio, non dire: “Non posso restare fino a tardi stasera”, ma: “Posso arrivare presto domattina. Può andar bene?”. Invece di: “Non sono in grado di svolgere questi calcoli”, puoi dire: “Ancora non so come svolgere questo tipo di analisi. C’è qualcuno che può mostrarmelo così potrò farlo da solo la prossima volta?”.
  4. “Non è giusto”. Tutti sanno e ripetono che la vita è  ingiusta. Questa credenza si ripete nella valle di lacrime in cui continuiamo a credere di vivere e  dire “non è giusto” lascia intendere che tu credi che la vita dovrebbe essere giusta, mostrandoti immaturo e ingenuo. Se non vuoi metterti in cattiva luce, devi attenerti ai fatti, essere collaborativo, e lasciare fuori la tua interpretazione. Ad esempio, potresti dire: “Ho notato che hai assegnato ad Ann quel progetto che speravo di ottenere io. Ti dispiacerebbe dirmi cosa ti ha portato a questa scelta? Vorrei sapere perché hai pensato che io non fossi adatto, così potrò impegnarmi a migliorare quelle competenze”.
  5. “Certo che posso farlo. Volentieri in questa occasione di necessità. Certo che non sarebbe nelle mie mansioni. Però se tutti collaboriamo il modo va meglio cosa dici?” o preferisci arroccarti in un bel “Non è previsto dalle mie mansioni”. Questa frase, spesso sarcastica, fa pensare che tu sia disposto a fare solo il minimo indispensabile per continuare a percepire uno stipendio, un dato negativo se ami la sicurezza del posto di lavoro. Se il capo ti chiede di fare qualcosa che trovi inappropriata per la tua posizione (che non significa inappropriata a livello morale o etico), la mossa vincente è portare al termine quel compito con entusiasmo. Più tardi, fissa un incontro con il capo per discutere del tuo ruolo nell’azienda e della possibilità di aggiornare la descrizione del tuo impiego. Così facendo mostrerai apertura. Inoltre, questo permetterà a te ed al capo di sviluppare una comprensione a lungo termine dei compiti che dovresti, e non dovresti, svolgere.
  6. “Ho questa idea e te la racconto:…..” evita di anticiparti con “Forse sarà un’idea sciocca…/Sto per fare una domanda stupida”. Queste espressioni eccessivamente passive intaccano la tua credibilità all’istante. Anche se a queste parole segue una grande idea, lasciano intendere che non sei sicuro di te, il che fa vacillare la fiducia dei tuoi interlocutori. Non essere il peggior critico di te stesso. Se non credi in ciò che dici, nessun altro lo farà. E, se proprio non sai qualcosa, di’: “Non ho quest’informazione adesso, ma mi aggiornerò e vi farò sapere”.
  7. OK Provo” meglio che“Ci proverò”. Proprio come la parola “penso”, l’espressione “ci proverò” suona esitante e lascia intendere che tu non abbia fiducia nelle tue capacità di eseguire il compito assegnato. Prendi pieno controllo delle tue possibilità. Se ti chiedono di fare qualcosa, impegnati a farla oppure offri un’alternativa, ma non dire che ci proverai perché lasci intendere che non ci proverai sul serio.
  8. Ci vorrà solo un minuto. Dire che qualcosa ti porterà via solo un minuto danneggia le tue competenze e dà l’impressione che tu svolga i compiti in maniera frettolosa. A meno che non porterai a termine l’incarico in 60 secondi nel vero senso della parola, sentiti libero di dire che non ci vorrà molto, ma non dare l’idea che quel compito possa essere concluso prima del tempo necessario.
  9. “Odio questo lavoro”. L’ultima cosa che la gente vuol sentire a lavoro è una persona che si lamenta di quanto odi il suo impiego. Questo atteggiamento ti etichetta come persona negativa e butta giù il morale del gruppo. I capi sono rapidi ad individuare i bastian contrari che demoralizzano gli altri, e sanno anche che ci sono rimpiazzi entusiasti che aspettano propri dietro l’angolo.
  10. “Quello lì è pigro/incompetente/idiota”. Non c’è alcun vantaggio nel fare un commento infamante su un collega. Se la tua osservazione è corretta, già ne sono al corrente tutti gli altri, quindi non è necessario farlo notare. Se il tuo commento non è impreciso, sarai tu a sembrare un idiota. In qualunque luogo di lavoro ci saranno sempre persone scortesi o incompetenti, e molto probabilmente tutti sanno chi sono. Se non hai il potere di aiutarle a migliorare, o di licenziarle, allora non hai nulla da guadagnare dalla pubblica diffusione della loro incapacità. Sbandierare l’incompetenza di un collega sarà percepito come il tentativo insicuro di apparire migliore. La tua insensibilità ti si ritorcerà contro nelle opinioni negative che gli altri colleghi avranno di te.

Per riassumere

Queste frasi tendono a coglierti di sorpresa, quindi dovrai essere bravo a trattenerti fin quando non avrai consolidato l’abitudine a non pronunciarle. Evitale semplicemente inquinato poco utili prima di tutto per te. Generano risultati anche queste frasi sicuramente però sono muri comunicativi.

 

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about Poppi Claudia

Modenese di nascita, sfoglina di tradizione che porto nel lavoro di Team Bulding la sua passione per la pasta. Amante della semplicità e della leggerezza, nel cibo e nelle relazioni. Amo il pensiero di Italo Calvino quando dice che la leggerezza è il contrario della superficialità. Mi occupo di crescita personale ed educazione al cambiamento dal 1997 come freelance. Dal 2012 uso le mie giornate per aiutare persone, aziende e professionisti a cambiare in modo efficace se stessi e il loro mondo in meglio per avere risultati ancora migliori. CHO, Chief Happiness Officer per mettere in accordo felicità e produttività.

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